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06
feb
11

L’ULTIMO CONSIGLIO

di: Pierfreancesco Picardi

Siamo appena all’inizio dell’inverno ma il clima che si respira al consiglio comunale del 21 dicembre 2010 è quello delle Idi di marzo per l’ormai ex amministrazione Silvestre.

Alla seduta sono assenti cinque consiglieri di maggioranza: Salvatore Picardi, Luca Morelli, Angelo Chianese, Tommaso Piccolo e Antimo Di Francesco.

Un episodio aveva già suscitato sospetti sulla lealtà di questi ultimi all’esecutivo: giorni prima alcuni di essi si erano premurati di recarsi in Comune per porgere con netto anticipo gli auguri per le festività natalizie. Nessuno tuttavia ancora presagisce la svolta drastica che gli eventi prenderanno l’indomani.

Dopo il consueto voto per l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti si passa alla comunicazione di delibera di giunta sul prelevamento dal fondo di riserva di circa quattromila euro destinate al finanziamento dei festeggiamenti per il Natale.  Dai banchi dell’opposizione il consigliere Angelo Chianese si affretta ad annunciare un impossibile voto contrario (non c’è niente da votare, è una semplice comunicazione).

Si passa rapidamente al terzo punto all’ordine del giorno: si tratta di una denuncia risalente all’estate del 2010, concernente presunte irregolarità nel rilascio di licenze edilizie. L’argomento è presto esaurito dopo la constatazione che gli uffici preposti hanno agito in merito tempestivamente attenendosi alle norme di legge vigenti.

Comincia adesso il dibattito sui temi più scottanti, a partire da un esposto presentato dal dipendente comunale Domenico Tintore relativo a un concorso interno a cui avrebbe dovuto partecipare tra gli altri il fratello dell’assessore al personale Salvatore Petito. Il capogruppo Salvatore Volpe chiede che il sindaco revochi temporaneamente la delega di Petito, sottolineando l’assenza di precedenti per una situazione simile nella storia della nostra cittadina. Petito risponde con una nota inviata al presidente del consiglio nella quale ricorda che le attività concorsuali rientrano per legge nelle competenze del responsabile degli uffici e dei servizi. Nel caso di specie, il concorso deve essere espletato da una commissione presieduta dal responsabile dell’area o dell’unità organizzativa, il quale provvede a nominare gli altri componenti.

Si susseguono alcuni interventi da entrambe le parti e la discussione sembra restare nel solco del fisiologico, benché aspro, confronto politico. Fino a quando prende la parola il consigliere Pasquale Pezzella. L’eventuale ritiro delle deleghe di Petito – questo il succo dell’intervento di Pezzella – sarebbe soltanto un’operazione di facciata per prendere in giro i cittadini: se l’intenzione fosse quella di pilotare il concorso, non basterebbe certo una breve sospensione dell’assessore al personale per allontanare i sospetti, come ben dovrebbe comprendere chi ha già rivestito incarichi di responsabilità.

A questo punto il consigliere Alfredo Di Lorenzo, visibilmente turbato, chiede di intervenire. “Mi fa piacere che stasera il consigliere Pezzella ricordi un poco la storia di Casandrino” – esordisce – “ancora oggi voi avete l’eredità dell’amministrazione di cui io ero fiero di fare parte, con grande dignità”. E poi prosegue, scandendo bene le parole “anche se calpestato dalle infamie! E tu hai fatto i ricorsi non ti tirare indietro”. Il tono esprime un rancore covato per anni: “che cosa hai fatto tu in cinque anni?”. Pezzella, dai banchi della maggioranza, sorride. Di Lorenzo perde le staffe e passa agli insulti: “rispondimi invece di ridere come un ebete, perché tu sei un ebete!”. La reazione di Di Lorenzo è inattesa quanto ingiustificata, per non dire pretestuosa (vedere per credere, il video del consiglio comunale è disponibile sul sito internet del centro culturale). L’ex sindaco la cui amministrazione, lo ricordiamo, fu sciolta nel ’91 per infiltrazioni mafiose, è un fiume in piena e urla sguaiatamente, a favore di scena: “delinquente”, “hai distrutto Casandrino con i tuoi ricorsi da infame!”. Inutili i richiami del presidente Chiacchio, che si vede costretto a sospendere la seduta. È appena il caso di ricordare che la firma sotto il decreto di scioglimento fu apposta dall’allora Ministro dell’Interno Scotti, che difficilmente agiva sotto dettatura.

Proseguono gli scontri durante l’interruzione. Stavolta è William Di Lorenzo ad avvicinarsi con fare minaccioso ai banchi della maggioranza, urlando parole incomprensibili, ovviamente fuori microfono, all’indirizzo di Vincenzo Marrazzo e Antonio Silvestre.

Con qualche difficoltà si riprendono i lavori del civico consesso con una breve replica di Pezzella che chiarisce: “mi assumo la responsabilità delle battaglie politiche che ho fatto, ma non ho mai attaccato personalmente nessuno per nessun motivo”. L’attenzione del consiglio si sposta quindi sui punti successivi sollevati dalla minoranza: il responsabile dell’Ufficio Tecnico Ing. Massimo Puca relaziona minuziosamente sul rilascio di alcune licenze che avevano destato perplessità nei magistrati della Procura di Nola.

Il successivo punto recita: “Giunta Comunale e questione morale: discussione a seguito degli articoli comparsi sulla stampa locale in data 23 settembre 2010 (assessore in giro su Panda di azienda dichiarata fallita) posizione dell’Assessore coinvolto”. Sono di nuovo scintille. In una nota Salvatore Petito afferma di ritenersi la prima vittima della vicenda, precisando di aver ricevuto la macchina in prestito da un conoscente e di non essere al corrente della situazione di difficoltà economica dell’azienda in questione.

La movimentata assemblea si chiude con il dibattito sulla rimozione del basolato di via Galdieri, trattata più estesamente in questo stesso numero. La minoranza chiede ed ottiene di rinviare la discussione sui restanti punti ad un successivo consiglio comunale. Che però per ovvi motivi, non si terrà mai.

Senza emettere giudizi di merito, non si può non rilevare che la posizione dell’Assessore Petito e la problematica di via Galdieri abbiano rappresentato politicamente un importante tallone d’Achille per la giunta guidata da Silvestre, che l’opposizione non ha esitato a prendere di mira, sfruttando abilmente le spaccature provocate all’interno della stessa maggioranza.

Non siamo tuttavia convinti che queste siano le vere motivazioni che hanno spinto i “4+1” a staccare la spina all’esecutivo, né ci sentiamo di prendere per buone le spiegazioni fornite tappezzando il paese di manifesti.

06
feb
11

La strada della discordia

di: Pasquale Del Prete

 La questione del basolato di via Barone Rocco Galdieri aveva già da tempo creato una frattura nella maggioranza consiliare ben cavalcata dalla minoranza, ma il culmine dello scontro politico sulla vicenda si può senz’altro individuare nel consiglio comunale del 21 dicembre dell’anno scorso. L’indomani sarebbe diventata, secondo quanto riferito dall’ormai famigerato gruppo denominato dei “4+1”, uno dei punti cardine da cui è conseguita la caduta dell’amministrazione guidata da Antimo Silvestre. L’ordine del giorno del consiglio recitava: “Questione sostituzione del basolato in via Barone Rocco Galdieri: Discussione a seguito della nota della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed antropologici per la Provincia di Napoli stato dell’arte”.Riassumendo questa problematica ai lettori, da un lato c’era chi voleva restaurare quella zona, lasciando tutto pressoché inalterato ma eseguendo dei lavori di ristrutturazione, dall’altro chi aveva intenzione di iniziare dei lavori di riqualificazione urbana,  spostando i basoli da quella strada e inserendoli nell’attuale piazza Caduti di Nassiriya, in modo da valorizzarla ancora di più dopo i recenti lavori e dopo averla reintitolata. Questa è stata la tipica goccia che ha fatto traboccare il vaso, poiché i diversi punti di vista possono essere entrambi ragionevoli se guardati da lati diversi. Se è infatti certamente una cosa importante preservare le opere architettoniche del passato in quanto queste ci rappresentano, ovvero rappresentano la nostra storia, non bisogna però trascurare le esigenze di una comunità che è cresciuta, talvolta anche in maniera disordinata, e che da anni vede nella viabilità uno dei punti di maggiore criticità.

Inoltre il valore storico-culturale della  strada in questione è molto discutibile, dato che quasi tutti i fabbricati esistenti sono nati intorno agli anni sessanta (dunque edifici di concezione moderna), che ne hanno quindi già modificato il profilo architettonico originale.

D’altra parte il basolato di Via Barone Rocco Galdieri necessiterebbe in ogni caso di manutenzione, il che significa: rimozione, lavorazione e successivamente nuova posa delle pietre laviche per permettere il pareggiamento della strada (ormai completamente sconnessa). Il tutto pare costerebbe circa 80 mila euro e sarebbe stato proprio questo a spingere l’Amministrazione a optare per l’asfaltatura di quel tratto di strada (circa 150 metri).

Decisione che ha contribuito a  produrre quella divisione che ha condotto  poi alla prematura fine della consiliatura. Resta col senno di poi l’amaro in bocca,  la delusione (se cosi possiamo chiamarla) della nostra Amministrazione: tutti dal primo all’ultimo, usciti vincitori con un ampio scarto di voti dall’ultima tornata elettorale, erano molto fiduciosi di continuare il cambiamento o almeno tentare di migliorare il paese sempre di più per una maggiore vivibilità di tutti.

Obbiettivamente crediamo che tutti i cittadini siano rimasti particolarmente sorpresi e molto perplessi dagli ultimi sviluppi, e fatichiamo a comprendere come il rifacimento di una strada possa essere tra le cause dell’attuale scioglimento del Consiglio Comunale.

Abbiamo provato, in questo articolo, di riportare i fatti, nella maniera più completa possibile, cercando di mettere a conoscenza tutta la cittadinanza della situazione attuale al fine di fornire ai lettori le informazioni necessarie per maturare autonomamente una posizione personale riguardo questa faccenda.

 

06
feb
11

Tornano le fermate C.T.P.

 

Dopo l’articolo pubblicato su “Progetto Comune”,  qualche mese addietro, in cui si  lamentava l’assenza di un’appropriata segnaletica in corrispondenza delle fermate degli autobus.  Da qualche giorno sono ricomparse, in  diversi punti del paese, le tabelle che segnalano l’ubicazione delle fermate obbligatorie dei mezzi pubblici.

Non vogliamo certo attribuirci il merito di aver riportato le tabelle a Casandrino ma di sicuro abbiamo dato un contributo, seppur piccolo

06
feb
11

Stop agli smaltimenti illegali

di: Gaetano Ciccarelli

Gli enti locali hanno chiesto al governo «il reintegro delle norme penali per l’abbandono dei rifiuti». Norme decadute con la cessazione dello stato di emergenza.

È uno dei passaggi chiave delle decisioni congiunte assunte a Palazzo Chigi da governo ed enti locali per uscire strutturalmente dall’emergenza rifiuti. L’arresto e la galera fino a 3 anni e mezzo fu introdotta per decreto emergenziale da Guido Bertolaso a novembre del 2008 (a Pianura, il 7 novembre 2008, nel quartiere simbolo del degrado e dell’abusivismo edilizio di Napoli, scattò il primo arresto per violazione della legge sull’abbandono dei rifiuti ingombranti e speciali ai danni di un uomo colto in flagranza di reato dai carabinieri mentre tentava di scaricare in una campagna isolata della periferia occidentale della città alcuni pezzi di una vecchia cucina, due bombole di gas e del ferro arrugginito), ed hanno portato a 1042 arresti e altre 663 persone sono state deferite all’autorità giudizaria per smaltimento illegale di rifiuti ingombranti e speciali. Cessato lo stato d’emergenza queste norme sono decadute.

Ora sono tutti d’accordo nel reintegrarle e farle diventare legge. Con l’introduzione del reato penale non saranno soltanto i vigili urbani a far sì che la legge venga rispettata. Potranno scendere in campo anche la polizia e i carabinieri. Al di là delle sanzioni il primo punto del documento concordato tra enti locali e governo fa capire bene quanto la partita rifiuti sia difficile: «Individuazione e realizzazione di una nuova discarica nella provincia di Napoli per almeno un milione di tonnellate».

Contestualmente alla costruzione della prima discarica Cesaro dovrà preoccuparsi di trovare un altro sito, perché serve almeno una capacità di 2 milioni di tonnellate per stare tranquilli i tre anni necessari alla costruzione dei termovalorizzatori. Il piano prevede per il capoluogo una cura ferrea: un impianto di stoccaggio provvisorio, un altro di trattamento dei rifiuti solidi urbani e il rafforzamento della differenziata per superare rapidamente almeno il 25 per cento.  

Va comunque ricordato che, a parte le cosiddette “campane” per la raccolta del vetro da riciclare, i comuni della provincia di Napoli sono per lo più sprovvisti di cassoneti per la raccolta di materiale da riciclare da quando è stata introdotta la raccolta differenziata porta a porta.

Questo fa si che in luoghi in cui si produce una notevole quantità di rifiuti, come ad esempio i cimiteri, sia tutto gettato nell’indifferenziata, mentre proprio in questi luoghi si potrebbe raccogliere una notevole quantità di cartoni e plastica utilizzati per contenere fiori o per altri fini.

06
feb
11

Arriva F.L.I.

Domenica 9 gennaio ha fatto la sua comparsa a Casandrino F.L.I. Attraverso un gazebo istallato in Piazza gli uomini di Fini hanno lanciato la campagna di tesseramento del neonato partito del Presidente della Camera. La sezione di Casandrino conta, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, poco più di 20 iscritti, quasi tutti provenienti da AN, ed è retta dal cordinatore pro tempore  Antonio Silvestre, già Presidente del Consiglio Comunale e Assessore nella prima giunta Silvestre. Oltre a lui al momento hanno aderito anche i Consiglieri Comunali uscenti Antonio Auletta, Vincenzo Marrazzo e Tammaro Migliaccio e gli ex Consiglieri Antonio Marrazzo e  Alessandro Castaniere.

Come ci ha riferito il giovane militante Salvatore Milo, il partito considera il gesto dei Consiglieri dimissionari un tradimento nei confronti del Sindaco e del Paese, e conferma il sostegno ad Antimo Silvestre nella prossima competizione elettorale.

06
feb
11

Il caso Fiat e il ricatto mafioso

di: Carolina Cimmino

L’italianità della Fiat è ormai un sentimento romantico. Come è un retaggio romantico pensare ancora al contratto metalmeccanico onnicomprensivo, sena distinzione di settori produttivi tra loro. Il caso Fiat non è solo un fatto di scelte di politica industriale o di alleanze tra capitali italiani e statunitensi, tra i due marchi automobilistici più deboli nel mercato globale delle auto, anche se con prodotti e styling ritenuti di pregio dal mercato.

Il futuro del gruppo ex-torinese, e ormai quasi ex-Agnelli, anticipa quello che potrebbe accadere al “sistema Italia”.

Purtroppo, però, la storia italiana è piena di esempi del genere. Quando la Fiat marciava negli anni del boom, il paese ha realizzato la più vasta rete di infrastrutture che ancora oggi reggono, favorendo un decisivo impulso alla ripresa economica, industriale e sociale. L’Italia allora entrò tra i primi paesi dell’Occidente nella ricerca avanzata meccanica e chimica, nel designer per arredamento, nella moda, nella progettazione urbanistica e in quella antesignana dei calcolatori.

Poi si giunse alla prima crisi ideativa del gruppo: tra gli anni Settanta e Ottanta, gli Agnelli, dopo aver scoperto il mercato dell’Est con l’Unione Sovietica, facendo da apripista al capitalismo conservatore, firmarono anche una cambiale di credito verso il PCI; fu in parte travolta dalla lunga stagione del terrorismo rosso, ma resistette, grazie anche alla  responsabilità democratica del movimento operaio. Durò fino agli inizi degli anni Ottanta con la finanziarizzazione del gruppo. La Fiat era diventata il costruttore monopolista dell’auto italiana, inglobando anche l’Alfa Romeo, il marchio storico più amato all’estero (specie in Germania, negli USA e in Gran Bretagna).

Dopo Tangentopoli, la Fiat ha conosciuto il “viale del tramonto” inarrestabile, con avvicendamenti continui al timone di comando: si è rivolta due volte al mercato americano, prima cercando un aiuto finanziario e industriali al colosso GM, matrimonio finito presto e male, ma almeno con qualche boccata di ossigeno in soldi. Quindi, con la crisi del 2008-2009, ecco che il “commercialista filosofo” Marchionne, s’inventa il salvataggio della Chrysler, con l’aiuto finanziario dell’amministrazione Obama e la Fiat si americanizza. Intanto, i “rampolli “ della famiglia venivano relegati ai margini delle scelte strategiche: Luca Crodero di Montezemolo prima, John Elkann dopo. La Fiat si americanizzava in tutto e per tutto! Oggi, la Fiat non è uscita dalla crisi, come i suoi competitor tedeschi e giapponesi, ma anzi la situazione produttiva e commerciale in Europa si è aggravata.

Negli ultimi due anni, anziché proporre nuovi modelli con innovazioni tecnologiche, come stanno facendo i grandi competitor tedeschi e nipponici, tutto lo sforzo manageriale del gruppo italo-americano è stato rivolto a ridurre gli organici al Sud Italia, chiudere gli impianti ritenuti meno produttivi, come Termini Imerese, giocare la carta della riduzione del costo del lavoro, della scarsa competitività produttiva operaia nella competizione globale, dell’eccessivo peso dei diritti sindacali, ormai ritenuti antistorici. Il problema dei problemi per la Fiat di Marchionne, e per un’ala del vertice di Confindustria che gli regge la coda, non è la capacità di produrre e innovare, ma la forza lavoro: sono gli operai, il loro sistema di relazioni e garanzie sindacali, il livello retributivo, previdenziale e assistenziale. E’ appunto un problema etico, filosofico, quello da affrontare. Il futuro del gruppo ormai è rivolto a Detroit: lì probabilmente verranno spostati i cervelli creativi, le innovazioni di prodotto e di produzione; da lì verranno le nuove regole per le relazioni industriali, sulla falsariga del più retrogrado mercato del lavoro esistente al mondo, secondo solo a quello cinese. Più produttività, meno salario, minori garanzie previdenziali, assistenziali e sindacali.

Un ritorno ad un passato fatto di “deregulation”, foriero di incognite per le future tensioni sociali dentro e fuori le fabbriche in Italia. Cancellazione del contratto nazionale collettivo a favore di quelli di fabbrica e di settore.

“O lavori come dico io o muori di fame”: questo il ricatto neo-fordista del capitano d’industria Marchionne, subito fatto proprio da gran parte dei sindacati “berlusconizzati” come CISL e UIL, e dal ministro del lavoro-welfare, l’ ex-craxiano Sacconi.

Tutto ciò non accade in Germania, Francia e Giappone: lì non si intaccano i diritti, ma si aumentano i salari e si apre la gestione societaria all’azionariato dei dipendenti tramite i fondi pensione; lì non si nega ad un lavoratore la pausa caffè. In Italia, alla Fiat, questo accade.

Allora bisogna ribellarsi a questo ricatto mafioso, bisogna che si risvegli una coscienza di classe, più forte, più combattiva; altrimenti, una migrazione di massa dall’Italia così malridotta, sarebbe proprio la scelta ideale.

05
feb
11

L’emergenza infinita

di: Valeria Cirillo

Affacciata al balcone, Elena fuma una winston-blue; guarda il panorama di cemento intorno a lei, respira (ma non profondamente come si farebbe per un’aria limpida e pulita), e si domanda cosa faccia più male :” Quest’aria putrida o la sua sigaretta?”

Quante persone, come Elena, hanno pensato che l’ aria che respiriamo è diventata pesante! I dati parlano chiaro: per Legambiente l’aria di Napoli è la peggiore d’Italia. A Napoli e nella regione Campania oltre allo smog si respira catrame causato dall’aggiunta dei rifiuti che inondano le strade di città e province… sembra che sia passato molto tempo, invece parliamo della fine di dicembre e probabilmente ci si è già dimenticati dell’arrivo dell‘esercito a Napoli per contribuire alla raccolta dei rifiuti a causa della chiusura degli STIR (stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio). Si è tentato più volte di risolvere questo problema mandando i nostri rifiuti ad altri Paesi dell’Unione Europea come la Spagna e la Germania ma presto questi ultimi si sono, è proprio il caso di dirlo,  “rifiutati”, nonostante le ingenti somme che lo Stato Italiano avesse offerto loro, tutto perché la raccolta differenziata del Sud non era operata bene.

A quando risale questo problema? La crisi dei rifiuti in Campania è iniziata nel 1994, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza e l’11 febbraio del’94 è stato nominato il primo Commissario di Governo con poteri straordinari, con l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio d’allora Carlo Azeglio Ciampi. Nel 1998 il Presidente della Regione Antonio Rastrelli, nella qualità di commissario straordinario, propone  una gara d’appalto per l’affidamento ad un soggetto privato dell’intera gestione del ciclo di rifiuti. La gara si chiude nel 2000, quando il ruolo di commissario straordinario  è affidato al Presidente della Regione Antonio Bassolino. Vincitrice dell’appalto risulta un’impresa di nome FIBE che aveva garantito costi più contenuti per lo smaltimento dei rifiuti e la costruzione entro il 31 dicembre del 2000 del termovalorizzatore di Acerra.

Come sappiamo fin troppo bene ciò non è avvenuto e di contro la FIBE ha installato degli impianti non a norma di legge che sono tuttora funzionanti. Da allora c’è stato un susseguirsi di vicende che non hanno portato a nulla tanto che il problema è andato via via degenerando. Il Governo non è stato assente nei confronti di tale problema dal punto di vista economico,in quanto ha elargito enormi somme di denaro ma è stato carente nell’efficienza perché non si è preoccupato di verificare che questi fondi venissero utilizzati  a tale scopo.

A chi attribuire la colpa? Alla troppa risolutezza del Governo e all’avidità di alcuni uomini…. in tutto questo il ruolo della criminalità organizzata è rilevante. I camorristi considerano il problema dei rifiuti una situazione economica vantaggiosa. È da un mese che si è venuto a sapere degli interessi delle organizzazione criminali nella tratta CAMPANIA-ROMANIA per smaltire i rifiuti. E non dimentichiamo delle innumerevoli discariche abusive gestite dai clan!

È da notare che il tasso di mortalità in Campania è aumentato fino al 39% contro il 5% delle altre regioni.

Di fronte a questa realtà scoraggiante è normale che Elena pensi che sia inutile che lei smetta di fumare per paura di morire di cancro a causa del fumo. Tanto, se non morrà per questo, le probabilità di morire per un tumore ai polmoni o allo stomaco o di avere un linfoma restano comunque molto alte. Non è da biasimare!

05
feb
11

Crisi e disoccupazione

di: Antonio Canciello

Quanto spesso sentiamo parlare di crisi, svalutazione, precariato, disoccupazione? Ormai tutte queste parole avranno talmente assillato la nostra mente da sfuggire quasi completamente alla nostra attenzione e alla nostra concentrazione.

Tutte queste parole suonano come quasi prive di senso, ma chi è che si ferma per un attimo e ascolta la verità?Il 2010 è ormai concluso e fermandoci sul fenomeno disoccupazione l’Istat ha pubblicato i relativi studi, aggiornati fino a novembre.

Il 2004 è stato l’anno che ha segnato l’inizio dei nuovi minimi storici per quanto riguarda gli indici di disoccupazione e attualmente si è appena giunti ad un nuovo massimo, riguardante in particolare la disoccupazione giovanile: il tasso dei giovani tra i 15 e i 24 anni senza lavoro è salito del 28,9%.Meno preoccupanti, ma comunque rivelanti negatività, i dati riguardanti le condizioni di tutta la disoccupazione generale, tra i 15 e i 64 anni. La percentuale totale di inattività è del 37,8% a novembre 2010, tasso pressoché invariato rispetto ai precedenti mesi del 2010 ma che se confrontato con i dati di novembre 2009 segna un aumento dello 0,6%.

La “buona notizia” è che le statistiche misuranti l’occupazione sono in leggerissima crescita, ma ciò vale solo se facciamo un confronto tra i vari mesi del 2010 stesso: novembre 2010 conta uno 0,2% di occupati in più rispetto ad ottobre; ma ci rendiamo conto che il tutto sfuma se andiamo a rapportare i dati di novembre 2010 con quelli dell’anno scorso, per non parlare di quelli ancora precedenti.

La situazione è a detta di molti identificabile con la sola idea della “tragicità”, e numerose sono le richieste pubbliche di un decisivo intervento amministrativo: i presidenti dell’Adusbef, Elio Lannutti, e di Federconsumatori, Rosario Trefiletti hanno infatti emesso una nota congiunta dove chiedono reazioni adeguate da parte del governo.Interviene quindi il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi, esprimendo addirittura soddisfazione per i dati raccolti: sostiene infatti che i dati Istat suggeriscono una situazione di stabilità per la percentuale di disoccupazione e che vi è comunque stato un piccolo aumento degli occupati, specie per quanto riguarda il lavoro femminile (l’occupazione femminile a novembre 2010 equivale al 46,3%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti percentuali rispetto all’anno scorso).

Sacconi si è anche espresso sul problema della disoccupazione giovanile programmando un incontro con i presidenti delle Regioni e una riunione della cabina di Regia per la proposta di un Piano Nazionale per l’occupabilità dei giovani.

05
feb
11

Oroscopanzane

di: Antonietta Di Marzo

Ad ogni nuovo anno vengono accostate previsioni su previsioni e noi, curiosi per eccellenza, non ce lo facciamo ripetere due volte prima di sbirciare sull’atteso oroscopo.

Anche quest’anno, chi dalla tv, chi da internet, ci siamo affidati alle previsioni che bene o male credono di svelarci tutti i segreti di questo 2011 appena entrato a farci visita.

Abbiamo forse dimenticato tutto quello che credeva di aver indovinato l’ oroscopo dell’anno scorso?

Nel 2010, è stato previsto di tutto, dalla morte di Obama alla caduta del premier Berlusconi.

Obama, secondo recenti informazioni pare goda di ottima salute; per quanto riguarda il premier sappiamo che ha affrontato momenti difficili ma della sua caduta dal governo neanche l’ ombra.

Poi c’ è stato chi ha predetto che la coppia Angiolina Jolie e Brad Pitt si sarebbe sfasciata mentre la vita tra loro scorre felice. Fu annunciato anche che l’ Italia dai mondiali sarebbe uscita col sorriso e che l’ allenatore Lippi avrebbe ancora una volta dato prova della sua bravura e invece… insomma si sa com’è che è andata.

Troppi gli ingenui che focalizzano la propria esistenza su uno stupido oroscopo solo perché dichiara che quest’anno troveremo l’amore vero o che il nostro conto in banca salirà vertiginosamente ma guai se le previsioni riguardano stati di salute che peggioreranno nella tarda primavera o che il nostro amore ha intenzione di tradirci. Dopo una previsione simile se ne andrà davvero via la salute per quei poveri creduloni.

Secondo una recente statistica in Italia ci si affida alla sorte e alle previsioni dell’oroscopo per il 60% dei casi mentre il numero delle persone che ci credono fermamente e che quindi non mancano una cliccata su internet per la previsione annuale tocca addirittura i 70%.

Beh speranze o meno queste sono state le previsioni dell’anno scorso, cadute di premier, morte di altri e quest’anno chissà cosa l’ oroscopo ci avrà riservato, chissà quante panzane avrà da dire e chissà quanti creduloni abboccheranno anche stavolta.

 

 

05
feb
11

No global

di: Livia Smoraldi

 

Negli ultimi decenni, l’economia del nostro pianeta è stata profondamente trasformata da un processo a tutti noi noto come globalizzazione. Tutti sentiamo parlare di globalizzazione, ma in realtà essa cos’è?  Che cosa vogliamo dire quando usiamo la parola globalizzazione? Se chiediamo in giro, quasi nessuno conosce il suo vero significato, ma quasi tutti sanno fare degli esempi. Come:  <<Vai in qualsiasi posto del mondo e ci trovi la Coca-Cola. O le Nike. O le Marlboro>>,  <<Il fatto che la mia macchina sia costruita un po’ in Sudamerica, un po’ in Asia, un po’ in Europa>> o <<Il fatto che dappertutto nel mondo hanno visto l’ultimo film di Spielberg, si vestono come Madonna etc>>.

La vaghezza e l’ingenuità di queste risposte fanno riflettere molto dato che tutte queste affermazioni sono vere. Dal punto di vista economico la globalizzazione ha portato ad un unico spazio economico mondiale, vale a dire che si è verificato un grande spostamento di produzioni industriali dalle aree più sviluppate del globo (Nord) a quelle più povere (Sud). Questa trasformazione quindi non ha modificato solo la distribuzione delle attività economiche ma anche la condizione di vita di milioni di donne e di uomini.

A favorire la globalizzazione sono stati anche la diminuzione dei tempi e dei costi di trasporto e la riduzione dei dazi doganali. Le multinazionali (come appunto la Nike, la Coca-Cola e la Marlboro), ovvero le aziende transnazionali,  sono i principali protagonisti della globalizzazione e sono di proprietà dei governi delle più grandi potenze mondiali. Queste multinazionali si spostano da una parte all’altra del mondo creando o eliminando posti di lavoro. Il ruolo centrale è ricoperto dall’America che ha riscontrato nella globalizzazione la possibilità di affermare in tutto il mondo la propria organizzazione economica. Il crollo politico dell’Unione Sovietica e la disponibilità della Cina al commercio internazionale hanno portato alla caduta del mondo orientale comunista a all’espandersi del principio capitalistico del mondo occidentale.  D’altronde questa trasformazione ha mutato profondamente l’economia del nostro pianeta che resta diviso in due: i paesi sviluppati del Nord e i paesi poveri del Sud che sono fragili ed in continua evoluzione. Gli esiti della globalizzazione non sono stati sempre positivi. Molte regioni di industrializzazione dell’Europa e del Nord America sono infatti entrate in crisi a causa del basso costo delle industrie dei paesi più poveri. Le industrie chiuse hanno portato un numero elevatissimo di disoccupati e le nuove industrie non giovano alla situazione dei paesi che le ospitano visto lo sfruttamento che subiscono.

L’America è la potenza dominante seguita dall’Europa e dal Giappone. Nel Sud del mondo tra le aree in crescita ci sono l’Asia orientale e l’Asia meridionale che tuttavia presentano forti squilibri economici e la povertà regna presso larghi strati della popolazione. Le istituzioni economiche internazionali che hanno guidato la globalizzazione sono state la WTO, la FMI e la Banca Mondiale.

I paesi ricchi che fanno parte del WTO vengono tutelati da esso ed infatti ad insorgere contro questo tipo di accordo sono stati i paesi del FSM (Forum Sociale Mondiale) ovvero i paesi più poveri, che chiedono di rispettare i diritti umani e i diritti lavorativi e che quindi funzionino in modo democratico e trasparente.

In molti paesi poveri si sono manifestati in effetti crescenti problemi ambientali a causa dello sfrenato profitto delle industrie.  gli aspetti della globalizzazione: essa è stata fondata anche per incrementare gli scambi internazionali e la diffusione delle telecomunicazioni tra milioni di persone.

05
feb
11

Comprare sul web

di: Mario Landolfo

Fra tutti gli utilizzi pratici che si possono fare di un mezzo possente come Internet, il più comune e sicuramente quello che avrà una duratura e florida attività sarà il commercio elettronico.

Inizio subito col dire che prese le dovute precauzioni, comprare beni o servizi sul web è sicuro come pagare con una carta di credito in un qualsiasi negozio. Le precauzioni consistono nell’accertarsi dell’attendibilità di un sito che vende materiale online. Verificando i dati societari per esempio, si può vedere quale società ci sta dietro e chi contattare in caso di imprevisti o per ricevere delucidazioni.

Per qualsiasi dubbio ricordo sempre che il web è una vastissima fonte di informazioni, basta effettuare una banale ricerca riguardante quel sito su cui vogliamo acquistare e se almeno un’altra persona ha scritto qualsiasi cosa in qualsiasi parte della rete riguardo quel sito di e-commerce, noi lo verremo a sapere.

Quindi occhio a dove cercate di spendere: più grande è l’importanza del sito, più è garantita la sicurezza delle transazioni, la spedizione veloce della merce e la sua conformità alla descrizione nel sito. Per farla breve, un colosso come “Oliviero” non avrà mai interesse a “fregarvi” 20 euro rispetto ai milioni che incassa regolarmente.

Tenere sempre gli occhi aperti però, perché la fame di “buoni affari” è sempre insaziabile e lascia spesso aperta la porta del tranello; ricordate sempre che nessuno regala mai niente, i prezzi troppo bassi puzzano di raggiro e affidatevi solo a venditori noti.

Altro consiglio utile è quello di comprare sempre da siti italiani, gestiti da società residenti in Italia e con valuta in Euro, che offrano metodi di spedizione chiari e tracciabili come i corrieri espressi (e non le spedizioni postali o aeree).

Il sito di commercio elettronico che capita di incrociare più spesso è sicuramente eBay. Non è propriamente un sito di commercio elettronico, perché eBay non possiede nessuno dei beni che vedete sul suo sito, ma dà soltanto la possibilità ai suoi utenti di metterli in vendita nei suoi spazi, fornendo un sistema di vendita all’incanto (asta online) oppure di vendita immediata (compralo subito). Data per scontata l’attendibilità di un portale multinazionale come eBay, l’attenzione va concentrata sul venditore: il primo metodo che abbiamo per stare tranquilli sono i “feedback”: essi sono i giudizi che danno gli utenti che hanno avuto un rapporto di compravendita con quel venditore e sono obbligatori secondo il regolamento di eBay, fornendo quindi una valida unità di misura degli scambi effettuati da quell’utente.

Perciò cerchiamo come venditore qualcuno che abbia un numero elevatissimo di feedback (intendo oltre i 3000) con una percentuale di feedback positivi almeno del 98% (qualche difficoltà capita a tutti).

Rassicurati sul fatto che il venditore vuole davvero vendere e non truffare, una volta aggiudicato l’oggetto all’asta o acquistato col “compralo subito”, si passa al metodo di pagamento.

Qui arriva un punto delicato, perché eBay non si assume nessuna responsabilità nelle transazioni,  tutto avviene a vostro rischio e pericolo. Per evitare guai, il metodo più sicuro è PayPal (che è di proprietà di eBay tra l’altro…), una vera e propria banca virtuale con centinaia di milioni di conti aperti in tutto il mondo.

PayPal funziona in questo modo: si può  usare una qualsiasi carta di credito anche prepagata (vedi PostePay) per effettuare un pagamento ad un account registrato PayPal.

Il venditore avrà un account PayPal e voi potete usare la vostra carta di credito per accreditare sul suo conto virtuale la somma dovuta per l’acquisto. Questo è un metodo di pagamento sicuro al 100%, tracciabile perché avrete entrambi ricevute dell’avvenuta transazione e in ogni momento revocabile, significa che potrete esigere un rimborso in caso di controversia verso quel venditore.

Diffidate sempre da metodi di pagamento che non sono tracciabili con ricevute, in generale qualsiasi metodo che non sia garantito da un ente bancario.

Effettuato il pagamento, esso va segnalato al venditore, così potrà spedire prima possibile il prodotto acquistato e, dopo l’arrivo di quest’ultimo e dopo averne verificato la conformità con la descrizione vista su eBay, potete lasciare il commento di feedback sul venditore, aiutando così altri utenti a fidarsi o meno di quella persona.

05
feb
11

Destrudo – Falx Cerebri

di: Pasquale Del Prete

I Destrudo, un gruppo che a primo impatto possono avere un sapore molto spagnoleggiante, ma che sono assolutamente nostrani, ovvero, provengono dalla nostra capitale, Roma.

I Destrudo si presentano nell’inverno del 2010 con la loro seconda demo, ovvero, dopo Homunculus ci ritroviamo ad ascoltare Falx Cerebri, un disco che se dovessimo giudicare dalla copertina potrebbe far intuire che si tratti di un gruppo rock psichedelico, infatti è un art work molto fantasioso e molto ben fatto sotto tutti i punti di vista.

L’ultima fatica di questo gruppo inizia con il brano Matter in a ghost world, dall’inizio del brano si intuisce subito la qualità e la resa sonora di tutto, infatti il tutto risulta molto ben studiato e molto curato, un bel pezzo davvero se non fosse per quella strana voce elettronica che inizia a metà pezzo che potrebbe far storcere il naso ai puristi del genere ma c’è da dire che non disturba l’ascolto. Proseguendo con il secondo brano, ovvero con Concussion, non possiamo non dire che il brano si inoltra in ambienti death progressive il che e molto ben studiato senza marcare troppo il tutto, questo pezzo strizza l’occhio a ritmiche molto Meshuggah e strutture associabili ai Mastodon. Il terzo brano invece ci mette davanti ad una strumentale, ovvero il brano che prende il nome direttamente dalla demo, stiamo parlando di Falx cerebri, un brano di non grande durata che presenta un assolo di sax (!), una scelta molto coraggiosa del gruppo che ad essere sinceri paga molto bene.

Il Quarto ed ultimo brano della demo finisce con Lord of war, un brano molto in linea con i primi due che inaspettatamente culmina la parte centrale con una sezione acustica arricchita da un parlato molto lento, una situazione di introspezione molto riuscita potremmo dire che rappresenta anche una scelta molto coraggiosa.

Per concludere non possiamo che fare i complimenti a questo gruppo, davvero molto coraggiosi in alcune parti e molto umili in altre (ovvero senza esagerare con inutili tecnicismi) unica critica costruttiva se proprio la si deve fare potrebbe riguardare la sezione ritmica, ovvero qualche parte un più energica non sarebbe guastata, alla fine comunque rimane una critica da prendere molto con le pinze poiché non si ha proprio nulla da sindacare su questa  band.

29
gen
11

Waiting for “Goodbye Lullaby”,

di: Roberta Pezzella

Finalmente, dopo l’uscita dell’ultimo singolo, nonché sound track ufficiale del film “Alice in wonderland” del regista Tim Burton, la piccola canadese, Avril Lavigne, è tornata sulle scene con il nuovo singolo estratto dal suo album “Goodbye Lullaby” in uscita: “What the hell”. Sottolineiamo che l’utilizzo dell’aggettivo “piccola” non supporta forzatamente quello di “tenera”, difatti si riferisce esclusivamente alla sua statura, visto la sua grinta al debutto del singolo che si è tenuto la sera del 31 gennaio 2010 al programma New Year’s Rockin’ trasmesso sulla ABC. Il video è stato trasmesso su Youtube in modo che tutti potessero vedere l’esibizione che è stata veramente strabiliante… la determinatissima bionda li ha stesi tutti! Ma la cosa più particolare di tutto, è stato che dal giorno 1 gennaio, per 42 ore, è stato disponibile il download del singolo sulla sua pagina ufficiale di Facebook, in modo assolutamente gratuito. Da ciò, il motto “1+1+11 = What the hell!”

Sempre sul social network, video, foto e quant’altro, sono circolati con un’affluenza pazzesca. Insomma, se avevate qualche dubbio, potete stare tranquilli, la ragazza è decisamente ritornata! Ciò che la sottoscritta non ha potuto far a meno di notare è che tutti i fan club, specie il gruppo supporter  di Facebook,”Avril Lavigne TeamWorld” e “Avril’s dipendent” e ancora molti altri, riportano nelle loro pagine il conto alla rovescia per l’uscita del nuovo album che avverrà il giorno della commemorazione della donna, ovvero l’8 marzo 2011. Ma in attesa di questo, possiamo aprire una modestissima parentesi prendendoci uno spazio per analizzare il nuovo singolo.

La prima cosa che si può ovviamente udire è stato l’esordio del sintetizzatore, di cui tutti i suoi brani sono sprovvisti e di un particolare oramai noto da un po’ di tempo a questa parte,  ovvero un coro di sostegno alla voce principale, sia il fedelissimo terzetto di cantanti che la accompagna che la sua stessa voce sfumata ma con tonalità diverse dalla voce principale. A livello musicale, il pezzo è quasi totalmente pop, ma ciò permette alla giovane di distinguersi in ogni suo brano, è quel tocco personale che solo lei può dare, ovvero la sua voce.

Da fedelissima fan dell’artista, si può supporre che sia di parte, ma nessuno può contestare il fatto che la cantante abbia un timbro particolare, tendenzialmente impostato per il rock leggero che in questo contesto pop, dà una svolta a ciò che al primo ascolto potrebbe essere confuso come un pezzo di Britney Speras. E questa non suona soltanto come, ma è una vera e propria critica! Ovviamente il pregio della sua musica, almeno per il mio modestissimo parere, rimangono i testi, frutto della sua vita, che molto spesso, scherzo del destino, convergono con la mia.

Stendiamo un veloce riassunto del testo del brano di cui lei stessa dice: “E’ un inno assoluto al divertimento e alla libertà, non frenarsi e a seguire il proprio istinto anche se questo comporta delle scelte difficili””. La canzone parla appunto di un rapporto che prende una strana piega tra l’artista e un individuo e che improvvisamente sfocia in una leggera sfrontatezza in cui la ragazza pensa d’esser stata buona in tutta la sua vita e che quindi reclama di voler essere un po’ pazza per il momento.

“What the hell”, oltre ad essere la citazione chiave e quindi chiave stessa di lettura del brano, è un testo molto fantasioso, molto insolente nei confronti dei sentimenti che due persone possono provare, frutto di una persona stanca della pressione a cui è sottoposta e che vuole riprendersi un pezzo della gioia che, spesso, le storie d’amore possono sottrarre.

29
gen
11

Red Pill

di: Pasquale Del Prete

Oggi siamo qui a parlarvi del gruppo della pillola rossa, ovvero i Red Pill, un gruppo thrash metal che si presenta alla fine del 2010 con un cd dal titolo “Sinner’s club”. Iniziamo la nostra sintesi partendo dalla qualità audio che è davvero superlativa, un cd di tutto rispetto senza cali sonori o altro. Il tutto si presenta visivamente molto bene, con un art work molto ben fatto; molto suggestiva e di impatto risulta la scelta della roulette come copertina. Finalmente ci apprestiamo ad un primo ascolto di questo gruppo e notiamo subito l’impetuosità delle ritmiche di chitarra, la batteria viaggia molto bene con tutta la sezione ritmica, senza mai una sbavatura e con ottimi cambi stilistici quando il gruppo ne ha l’esigenza.

La voce strizza molto l’occhio ad un James Hetfield stile Death Magnetic anche se a volte vira su un buon pulito e su altri stili di cantato. Il basso, a parte qualche rara eccezione, non viene messo quasi mai in mostra, cosa che per alcuni può essere anche un punto dolente ma che per altri può essere visto come la normale rappresentazione del genere. Ascoltando tutto l’album notiamo che le canzoni si susseguono molto bene senza dare un senso di pesantezza al tutto, al contrario, tutto passa così velocemente che senza nemmeno accorgersene si arriva fino agli ultimi brani del cd. Se non fosse per “the noose”, un brano con una sezione acustica iniziale non ci accorgeremmo di essere arrivati al settimo brano.

Non si fraintenda: qui non si sta parlando di un brutto album e l’insieme non è niente male, solo che una maggiore impronta stilistica della band, vale a dire un po’ di personalità in più non avrebbe affatto guastato. Bastava in poche parole cercare di diversificare un po’ di più i brani presenti, anche se di brani notevoli il disco ne è pieno, basta citare ad esempio “Boom”, ”Mouthwatering” ed anche “Head Smasher” che, a parere di chi scrive, risulta il meglio riuscito di tutta la produzione.

Da notare anche che gli ultimi due brani virano bruscamente verso sonorità Metalcore, il che non è un male, solo che non si è a conoscenza del fatto che questa sia una cosa voluta o meno, infatti molte volte nel suddetto cd si possono riscontrare variazioni stilistiche molto marcate da parte della voce al punto tale da far sembrare l’album molto distante dai canoni classici del thrash metal. In altre parole il lavoro si inoltra in territori puramente Metalcore.

In definitiva questo dei Red pill rimane pur sempre un ottimo lavoro anche se con un po’ di esperienza in più potrebbero davvero fare grandi cose, a questo punto solo il tempo potrà darci la risposta e a noi non rimane altro da fare che gustarci quest’ottimo lavoro.

29
gen
11

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo

di: Annalisa Faro

Henry De Tamble, biblotecario di Chicago, soffre di una rara malattia genetica: la cronoalterazione. In periodi di forte stress, Henry si trova a viaggiare nel tempo senza riuscire a controllare la sua partenza e il suo ritorno.

Arrivato dal futuro Henry ,trentaseienne ,incontra Claire per la prima volta quando lei ha solo 6 anni. Da lì nasce un’amicizia destinata a durare per anni.  Henry le dice le date in cui andrà a trovarla dietro la tenuta di Meadowlark e così i due cominciano a condividere emozioni, paure, ansie. Claire Abshire proviene da una famiglia ricca e frequenta un istituto d’arte. Henry, invece, perde la madre in un incidente stradale e si ritrova a subire le conseguenze di questa perdita con un padre afflitto dal dolore.

Henry incontrerà Claire nel suo presente all’età di 28 anni, quando lei ormai è una giovane artista. I loro precedenti incontri fanno parte del futuro di Henry e del passato di claire quindi per Henry, Claire risulta una sconosciuta. Si sposano e nella loro quotidianità tentano di superare tutte le difficoltà che si presentano a causa della malattia di Henry.

Il loro è un amore quasi impossibile ma pregiudicato. Un amore che “sfida le lancette dell’orologio”. La storia è narrata da due voci, Henry e Clair, sempre in prima persona e in tempo presente.Una storia commovente delineata da un pizzico di magia che la rende unica. Nel suo primo romanzo, la scrittrice, ha scelto di utilizzare una scrittura semplice che permette una lettura scorrevole. Il libro risulta originale e con ottimi spunti di riflessione.

La maglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, non prevede un sequel, come stabilito dall’autrice la quale, appena finito di scriverlo, si è tinta i capelli di rosso per dire addio al personaggio di Claire Abshire.

Dal romanzo è stato tratto un film:

 The Time Traveler’s Wife con Eric Bana e Rachel McAdams (tradotto inadeguatamente in italiano “Un amore all’improvviso”) uscito nelle sale italiane dal 25 settembre del 2009.

28
nov
10

Si riaccende la passione

di: Pasquale Pezzella

Son passati dodici anni dall’ultima gara! Era il 1998 e il Casandrino Gruppo Ti concludeva il suo ciclo dopo quattro anni di successi che, partendo dalla Seconda Categoria, lo avevano visto assurgere al campionato di Promozione.

La mancata vittoria di quel campionato, condotto a lungo in testa,  e, soprattutto, la sconsiderata invasione di campo contro la Virtus Baia, nell’incontro decisivo, convinsero il presidente, Francesco Pezzella, a dire basta. Domenica 21 novembre, il calcio è tornato a Casandrino. Grazie alla passione del giovane Presidente Antimo Di Francesco e alla dedizione di quanti lo sostengono, finalmente lo sport più amato dagli italiani ha riassunto diritto di cittadinanza.

Si è ricominciato dalla Terza Categoria. Con una squadra fatta da ragazzi locali tutti alla prima esperienza. E il campo, impietoso, lo ha testimoniato. I nostri    ragazzi     sono     usciti      sconfitti  nell’incontro che li vedeva contrapposti alla Mas Quen En Club di Casoria. Team più esperto e collaudato. Ma il risultato aveva un significato davvero poco importante. Quello che interessa è che finalmente qualcuno abbia ridato alla città la possibilità di fare sport ai tanti giovani che, per anni, son stati costretti a girovagare per altri lidi, quando possibile, pur di realizzare il sogno di praticare da protagonisti lo sport che amano.

Ancor più importante, ne siamo certi, la motivazione che li anima a far bene sapendo che giocano per la propria città. Sapendo che oggi sono una banda di sconosciuti, ma da domani, gli amici, i conoscenti, gli appassionati, chiederanno loro conto delle prestazioni.  E loro dovranno rispondere con l’impegno, il sacrificio, la lealtà, il rispetto per i compagni e per gli avversari. Cresceranno con questi valori e lo Sport avrà adempiuto alla sua missione principale; trasformare dei ragazzi in cittadini responsabili.

28
nov
10

Integrazione o discriminazione?

di: Pierfrancesco Picardi

L’immigrazione è un fenomeno che, come dimostrano recenti sondaggi, desta preoccupazione in una larghissima fetta della popolazione a livello nazionale. Secondo dati raccolti dall’IPSOS gli italiani esprimono un timore verso gli immigrati di grado alto nel 25% dei casi, medio-alto nel 16%, medio nel 29%.

Giustificate o meno che siano queste paure, è compito della politica a tutti i livelli fornire risposte a questioni che suscitano disagio ad un numero così elevato di cittadini. Premesso che i flussi migratori attualmente in atto sono un fenomeno che avviene su scala sovranazionale, dunque poco o nulla influenzabili da politiche di livello locale, le singole amministrazioni comunali svolgono cionondimeno un ruolo di primissimo piano nell’assicurare la pacifica convivenza di persone appartenenti a etnie e culture differenti all’interno di uno stesso territorio. Anche a Casandrino il tema della presenza di cittadini stranieri, percepita come eccessiva, ha trovato sbocco in una discussione all’interno del Consiglio Comunale. Lo scorso 20 ottobre il pubblico consesso ha approvato infatti alla unanimità l’istituzione di una commissione permanente sulle problematiche degli extracomunitari.

La proposta, formulata dal Presidente del Consiglio Comunale Nicola Chiacchio, prevedeva che la commissione fosse composta da due consiglieri di maggioranza e due di minoranza (designati dai rispettivi capigruppo), l’Assessore alle politiche sociali, il Responsabile dell’Area Tecnica, il responsabile dei vigili urbani, il responsabile dell’unità commercio, presieduta dallo stesso Presidente del Consiglio Comunale. La composizione originaria della commissione è stata successivamente integrata dall’Assessore alle Politiche Sociali Antonio Belardo con la figura di un rappresentante delle associazioni di extracomunitari presenti sul territorio. Per comprendere meglio però le funzioni che questa commissione sarà chiamata a svolgere è necessario entrare nel merito della discussione avvenuta all’interno del Consiglio.

Se, da una parte, gli Assessori Belardo e Morelli hanno posto l’accento sulla necessità di agire per realizzare i presupposti di una reale integrazione, il Presidente Chiacchio e il Consigliere Auletta (pur precisando che l’iniziativa è mirata al miglioramento delle condizioni di vita degli immigrati regolari) hanno invocato controlli più stretti e sanzioni esemplari per gli eventuali casi di illegalità riscontrati. Si è fatto esplicito riferimento a condizioni igienico sanitarie degli stabili inadeguate, contratti di locazione non regolari, sovraffollamento delle abitazioni, cittadini extracomunitari sprovvisti di permesso di soggiorno, fino ad arrivare alla circolazione di mezzi motorizzati privi di targa.

Ciò che non ci convince è l’associazione automatica di tali problematiche ai migranti. Se da un lato un più capillare controllo di legalità è certamente apprezzabile, non si comprende perché debba essere ristretto ai soli extracomunitari. Affitti in nero e stabili fatiscenti non sono certo una prerogativa dei soli immigrati! Ci auguriamo dunque che questa operazione non si risolva in una sorta di schedatura degli appartamenti che ospitano “stranieri” a scopi propagandistici, riedizione di un White Christmas in salsa leghista. Provvedimenti simili infatti, adottati dalle giunte del Carroccio in molti comuni del nord Italia (da Roccafranca a Castelmella, da Bassano a Calcinato, da Chiari a Verolanuova fino a Gavardo) hanno registrato lo stop imposto dall’UNAR (ufficio anti-discriminazioni razziali, dipendente dal Ministero per le Pari Opportunità), essendo stati ravvisati evidenti ed ingiustificati elementi discriminatori. In particolare nei comuni di Gavardo e Bassano, oltre agli ispettori della Carfagna, è intervenuta anche la prefettura a bloccare le norme adottate. Probabilmente tutti questi timori si riveleranno infondati ma è bene fin da subito mettere in chiaro che se, al di là delle scontate professioni di cosmopolitismo, si desidera realmente contribuire a un autentico processo di integrazione, nessuna discriminazione può essere tollerata. La costruzione di un clima di dialogo e di rispetto reciproco passa anzitutto da qui.

28
nov
10

Finalmente i trasporti pubblici

di:Pasquale Del Prete

Come di consueto ci ritroviamo qui a discutere e a osannare non senza un velo di ironia le conquiste che migliorano la vita del cittadino lì dove il diritto o la comodità diventano un puro privilegio. Stiamo parlando delle tanto ambite linee degli autobus che da qualche settimana a questa parte, sotto gli occhi di tutti, hanno di nuovo incluso il nostro beneamato paese nei loro percorsi. Per chi non lo sapesse, la vita dei pendolari divenne problematica circa un anno e mezzo fa,con l’inizio dei lavori per la ristrutturazione della piazza. Da quel giorno infatti  tutte le linee degli autobus furono “dirottate” in una zona periferica (che va da “via Aldo Fondina” fino alla rotonda di Arzano). È facile immaginare che questo causò non pochi disagi ai cittadini i quali furono costretti a recarsi alle fermate situate ad una notevole distanza dalla residenza di una buona metà della popolazione, per non parlare di quanti si videro costretti ad utilizzare mezzi di trasporto alternativi come i treni della stazione Frattamaggiore – Grumo Nevano. Il problema principale oltre alla discutibile ma inevitabile scelta dell’ubicazione della fermata (data la mancanza di percorsi alternativi), fu la non tempestiva comunicazione da parte del comune ai cittadini di questo cambiamento, dal momento che venne lasciato agli stessi l’ingrato compito di scoprire quali fossero le pochissime fermate dell’autobus. Tutti o quasi vennero a conoscenza delle posizioni di tali fermate tramite il passaparola quotidiano.

Passò così molto tempo fino a che non si giunse alla conclusione dei lavori di ristrutturazione: speranzosi di rivedere la linea dell’autobus ripristinata quale era una volta, dovemmo attendere inspiegabilmente altri 5 mesi prima di vedere il buon vecchio A27 solcare nuovamente le strade del centro cittadino.

Questione chiusa si potrebbe pensare e invece non è così. Puntuali  sono stati riscontrati nuovi problemi a causa della strana gestione dei sensi di circolazione e si è constatato che i percorsi degli autobus variavano in maniera almeno in apparenza arbitraria. Prendendo come esempio l’A27, il tragitto di andata Grumo – Napoli aveva un percorso e di conseguenza anche fermate        diversi         dal           tragitto Napoli–  Grumo. Va detto però che furono pubblicati tempestivamente orari e tragitti di tutte le linee passanti per Casandrino. Una nota dolente va tuttavia comunque rilevata. Come detto in principio essa può essere compresa solo dai pendolari: stiamo parlando delle attuali fermate.

Molte volte in puro stile fantozziano abbiamo assistito a scene di persone che rincorrevano gli autobus a causa di mancate fermate oppure che scendevano dai mezzi in una zona ben lontana dalla destinazione desiderata. È evidente che si poteva e si può fare di più inserendo fermate in più zone del paese e magari ripristinando le vecchie ma efficaci pensiline senza che il cittadino sia costretto a fermarsi in un punto a caso sperando nella buona sorte per poi scoprire di non essere nel posto giusto. Anche per questa problematica il grosso del lavoro l’ha fatto il passaparola ma crediamo che un accorgimento sulla questione sia indispensabile. Sperando vivamente che quest’articolo sia servito allo scopo non possiamo che confidare che queste critiche fatte a fin di bene servano per migliorare la quotidianità di molte persone e per contribuire all’opera di miglioramento dei servizi del nostro paese. Intendendo rendere un utile servizio ai cittadini avvertiamo che tutte queste informazioni, oltre ad essere reperibili sul sito della CTP (Consorzio Trasporti Pubblici), possono essere visionate anche sul sito del Comune di Casandrino (http://casandrino.asmenet.it).

28
nov
10

La Piazza ai Caduti di Nassirya

di: Silvestre Vincenzo

  Non bastava un cannone da guerra a fare bella mostra di se da un quindicennio all’ingresso di un istituto scolastico, quasi ad attribuire a quell’odioso strumento di morte un valore pedagogico a voler abituare le giovani generazioni alla vista delle armi. Per placare le smanie militariste di qualcuno è stato necessaria l’intitolazione della, ormai ex, Piazza Kennedy ai “Caduti di Nassirya”. I novelli martiri della democrazia caduti vittima di un attentato “terroristico” mentre “difendevano la libertà del popolo irakeno”, almeno questo è quello che da sette anni ci sentiamo ripetere puntualmente ogni 12 novembre (triste anniversario di quel luttuoso evento). E certo vittime quei ragazzi lo sono davvero. Vittime della cultura guerrafondaia Bushiana e del servilismo berlusconiano nei confronti dell’alleato a stelle e strisce, che spinse il governo italiano a inviare le proprie truppe in quello che, appariva con inconfutabile evidenza uno scenario di guerra (dato che gli eserciti alleati non avevano il controllo completo del territorio), al fianco di un esercito invasore.

Inoltre una strana coincidenza getta ulteriori ombre sulle vere cause della morte di quei ragazzi; la missione italiana fu presentata come missione umanitaria, infatti il governo italiano finanziava un ospedale della Croce Rossa a Bagdad e inviò ben 27 carabinieri per difenderlo…… poi già che c’era inviò altri 3000 militari a Nassiriya, dove casualmente è ubicato un ricco giacimento di petrolio di cui il governo iracheno accordò all’Eni lo sfruttamento.

La lapide installata in piazza lo scorso 2 ottobre celebra il ricordo dei militarti italiani caduti in quel drammatico 2003, 19 per la precisione. Purtroppo non si legge da nessuna parte che quel giorno a Nassirya  i morti furono 28 di cui 9 irakeni, quasi come se quei morti avessero minore dignità al punto da non dover essere ricordati.  Ma prima di andare oltre è il caso di ripercorrere la dinamica dei fatti: il 12 novembre 2003 alle 10:40, ora locale,  un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti la base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando l’esplosione del deposito munizioni della base. Il fatto fu immediatamente bollato come una strage terroristica, il che suscita non poche perplessità, lo svolgimento degli eventi ricorda infatti un’altra strage, quella compiuta il 23 marzo del 1944 quando a Roma in via Rasella al passaggio di un reparto di 156 uomini della 11a Compagnia del Reggimento “Bozen”, scoppiava una bomba collocata dai partigiani italiani in un carrettino per la spazzatura urbana causando la morte di 32 militari tedeschi e di 2 civili italiani. La corte di cassazione, decidendo su una querela che l’ex gappista Bentivegna aveva sporto contro “Il Giornale”, ha ribadito, che l’attentato compiuto dai partigiani   “fu un legittimo atto di guerra contro un esercito straniero occupante e diretto unicamente a colpire obiettivi militari”. Dunque c’è un’evidente disparità di giudizio tra questi due eventi cosi simili nella dinamica e nelle conseguenze, a meno che non si voglia sostenere che gli Stati democratici hanno il diritto di invadere ed occupare quelli non democratici e che quelle popolazioni non hanno diritto di difendere la propria indipendenza. Eppure nessuno in Germania si è mai sognato di intitolare neanche la più umile delle stradine del più piccolo paesino della Baviera, ai caduti di via Rasella.

La missione italiana in Iraq è durata 5 anni e ha visto morire complessivamente 34  militari italiani, la cui memoria è invocata da innumerevoli lapidi e insegne in centinaia di strade e piazze italiane. Consapevoli che i morti sono tutti uguali e hanno tutti pari dignità, noi di Progetto Comune ci teniamo a sottolineare che esistono anche altri caduti ai quali ci piacerebbe rivolgere un pensiero. Dall’inizio del 2010 in Italia sono stati oltre 1000 i morti sul lavoro, una vero e proprio esercito di persone che senza fucili e senza pistole, ma armati solo di cazzuole e chiavi inglesi, hanno trovato la morte nello svolgimento delle loro mansioni. Purtroppo non registriamo la stessa sensibilità per queste morti, nessuno gli dedicherà una piazza ne una lapide ma almeno noi li abbiamo ricordati.

28
nov
10

tagliato il reddito di cittadinanza: una scelta politica

di: Carolina Cimmino

L’assessore regionale Ermanno Russo ha di fatto annunciato la fine del “reddito di cittadinanza”, una misura di contrasto alla povertà approvata con legge regionale nel 2004. In pratica, si tratta di un provvedimento in base al quale 18mila famiglie non percepiranno più i 350 euro mensili di integrazione. Nelle ultime leggi finanziarie regionali, il centrosinistra ha prorogato la misura ma senza la necessaria copertura finanziaria. Perciò mancano all’appello circa 40 milioni di euro perché, colpevolmente, la maggioranza di centrosinistra, inclusa Rifondazione, ha preferito la politica dell’annuncio, prorogando la misura, all’efficacia della politica, con l’effettiva erogazione delle risorse.

 come ha dichiarato il neo assessore, «la strategia dei finanziamenti a pioggia e delle misure una tantum ha fallito».  In realtà, il contrasto alla povertà è una misura di civiltà che esiste in tutti i paesi europei, con la sola eccezione di Portogallo e Grecia: il reddito si ispirava a modelli avanzati di welfare e non era una misura di finanziamento a pioggia. Le risorse, trasferite ai Comuni nell’ambito del sistema integrato di interventi e servizi sociali, sono state erogate sulla base di graduatorie pubbliche, redatte sulla base dei livelli di reddito familiari. Sulle dichiarazioni sono stati effettuati controlli, che certamente andavano potenziati, che hanno consentito di smascherare chi provava fare il furbo.

Ancora, questa misura ha consentito a 18mila famiglie, con un reddito inferiore a 5mila euro annui, di non vivere in condizioni di indigenza. Ma, in ogni caso, è significativo che questa maggioranza di centrodestra ripercorra, fatte le debite proporzioni, la stessa strategia del governo nazionale in materia di politiche sociali.

Ridurre le politiche sociali a strumento residuale e caritatevole. Non è un caso che la delega regionale in materia prima andava sotto il nome di “politiche sociali” e ora si chiama “assistenza sociale”: perché di fatto dietro l’alibi dell’assenza di risorse si nasconde una scelta politica precisa. I tagli si fanno a cominciare dalle fasce sociali più deboli, che così la crisi la pagano due volte, la prima perché c’ è una contrazione dei posti di lavoro, la seconda perché scompaiono le misure di integrazione sociale. Questa maggioranza di governo, nazionale e regionale, più che lottare contro la povertà vuole lottare contro i poveri. I tagli al fondo nazionale politiche sociali comporteranno una riduzione dei servizi sociali nei comuni. Non si intende investire nuove risorse e potenziare i servizi. Perché se così fosse, ci sarebbe pronta un’alternativa seria e non uno scarno comunicato stampa; se così fosse, la nuova giunta dovrebbe illustrare all’aula del Consiglio e ai cittadini il proprio programma sul welfare; se così fosse, non si azzererebbe una sperimentazione durata sei anni senza neppure offrirne un bilancio né una nuova prospettiva.

Non si tratta, insomma, di vincoli di bilancio, ma di scelte politiche. Certo se il centrosinistra, in questi ultimi cinque anni, avesse saputo difendere l’idea di una cittadinanza inclusiva che afferma attraverso i diritti e non attraverso i favori a questa o quella lobby, non si darebbe agio a questa nuova maggioranza di tagliare risorse per i più deboli. Perché non è affatto giusto che a pagare siano sempre i più deboli.




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