di: Pierfreancesco Picardi
Siamo appena all’inizio dell’inverno ma il clima che si respira al consiglio comunale del 21 dicembre 2010 è quello delle Idi di marzo per l’ormai ex amministrazione Silvestre.
Alla seduta sono assenti cinque consiglieri di maggioranza: Salvatore Picardi, Luca Morelli, Angelo Chianese, Tommaso Piccolo e Antimo Di Francesco.
Un episodio aveva già suscitato sospetti sulla lealtà di questi ultimi all’esecutivo: giorni prima alcuni di essi si erano premurati di recarsi in Comune per porgere con netto anticipo gli auguri per le festività natalizie. Nessuno tuttavia ancora presagisce la svolta drastica che gli eventi prenderanno l’indomani.
Dopo il consueto voto per l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti si passa alla comunicazione di delibera di giunta sul prelevamento dal fondo di riserva di circa quattromila euro destinate al finanziamento dei festeggiamenti per il Natale. Dai banchi dell’opposizione il consigliere Angelo Chianese si affretta ad annunciare un impossibile voto contrario (non c’è niente da votare, è una semplice comunicazione).
Si passa rapidamente al terzo punto all’ordine del giorno: si tratta di una denuncia risalente all’estate del 2010, concernente presunte irregolarità nel rilascio di licenze edilizie. L’argomento è presto esaurito dopo la constatazione che gli uffici preposti hanno agito in merito tempestivamente attenendosi alle norme di legge vigenti.
Comincia adesso il dibattito sui temi più scottanti, a partire da un esposto presentato dal dipendente comunale Domenico Tintore relativo a un concorso interno a cui avrebbe dovuto partecipare tra gli altri il fratello dell’assessore al personale Salvatore Petito. Il capogruppo Salvatore Volpe chiede che il sindaco revochi temporaneamente la delega di Petito, sottolineando l’assenza di precedenti per una situazione simile nella storia della nostra cittadina. Petito risponde con una nota inviata al presidente del consiglio nella quale ricorda che le attività concorsuali rientrano per legge nelle competenze del responsabile degli uffici e dei servizi. Nel caso di specie, il concorso deve essere espletato da una commissione presieduta dal responsabile dell’area o dell’unità organizzativa, il quale provvede a nominare gli altri componenti.
Si susseguono alcuni interventi da entrambe le parti e la discussione sembra restare nel solco del fisiologico, benché aspro, confronto politico. Fino a quando prende la parola il consigliere Pasquale Pezzella. L’eventuale ritiro delle deleghe di Petito – questo il succo dell’intervento di Pezzella – sarebbe soltanto un’operazione di facciata per prendere in giro i cittadini: se l’intenzione fosse quella di pilotare il concorso, non basterebbe certo una breve sospensione dell’assessore al personale per allontanare i sospetti, come ben dovrebbe comprendere chi ha già rivestito incarichi di responsabilità.
A questo punto il consigliere Alfredo Di Lorenzo, visibilmente turbato, chiede di intervenire. “Mi fa piacere che stasera il consigliere Pezzella ricordi un poco la storia di Casandrino” – esordisce – “ancora oggi voi avete l’eredità dell’amministrazione di cui io ero fiero di fare parte, con grande dignità”. E poi prosegue, scandendo bene le parole “anche se calpestato dalle infamie! E tu hai fatto i ricorsi non ti tirare indietro”. Il tono esprime un rancore covato per anni: “che cosa hai fatto tu in cinque anni?”. Pezzella, dai banchi della maggioranza, sorride. Di Lorenzo perde le staffe e passa agli insulti: “rispondimi invece di ridere come un ebete, perché tu sei un ebete!”. La reazione di Di Lorenzo è inattesa quanto ingiustificata, per non dire pretestuosa (vedere per credere, il video del consiglio comunale è disponibile sul sito internet del centro culturale). L’ex sindaco la cui amministrazione, lo ricordiamo, fu sciolta nel ’91 per infiltrazioni mafiose, è un fiume in piena e urla sguaiatamente, a favore di scena: “delinquente”, “hai distrutto Casandrino con i tuoi ricorsi da infame!”. Inutili i richiami del presidente Chiacchio, che si vede costretto a sospendere la seduta. È appena il caso di ricordare che la firma sotto il decreto di scioglimento fu apposta dall’allora Ministro dell’Interno Scotti, che difficilmente agiva sotto dettatura.
Proseguono gli scontri durante l’interruzione. Stavolta è William Di Lorenzo ad avvicinarsi con fare minaccioso ai banchi della maggioranza, urlando parole incomprensibili, ovviamente fuori microfono, all’indirizzo di Vincenzo Marrazzo e Antonio Silvestre.
Con qualche difficoltà si riprendono i lavori del civico consesso con una breve replica di Pezzella che chiarisce: “mi assumo la responsabilità delle battaglie politiche che ho fatto, ma non ho mai attaccato personalmente nessuno per nessun motivo”. L’attenzione del consiglio si sposta quindi sui punti successivi sollevati dalla minoranza: il responsabile dell’Ufficio Tecnico Ing. Massimo Puca relaziona minuziosamente sul rilascio di alcune licenze che avevano destato perplessità nei magistrati della Procura di Nola.
Il successivo punto recita: “Giunta Comunale e questione morale: discussione a seguito degli articoli comparsi sulla stampa locale in data 23 settembre 2010 (assessore in giro su Panda di azienda dichiarata fallita) posizione dell’Assessore coinvolto”. Sono di nuovo scintille. In una nota Salvatore Petito afferma di ritenersi la prima vittima della vicenda, precisando di aver ricevuto la macchina in prestito da un conoscente e di non essere al corrente della situazione di difficoltà economica dell’azienda in questione.
La movimentata assemblea si chiude con il dibattito sulla rimozione del basolato di via Galdieri, trattata più estesamente in questo stesso numero. La minoranza chiede ed ottiene di rinviare la discussione sui restanti punti ad un successivo consiglio comunale. Che però per ovvi motivi, non si terrà mai.
Senza emettere giudizi di merito, non si può non rilevare che la posizione dell’Assessore Petito e la problematica di via Galdieri abbiano rappresentato politicamente un importante tallone d’Achille per la giunta guidata da Silvestre, che l’opposizione non ha esitato a prendere di mira, sfruttando abilmente le spaccature provocate all’interno della stessa maggioranza.
Non siamo tuttavia convinti che queste siano le vere motivazioni che hanno spinto i “4+1” a staccare la spina all’esecutivo, né ci sentiamo di prendere per buone le spiegazioni fornite tappezzando il paese di manifesti.




















